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Il Natale in Maremma

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Brunella (al centro) in una foto scattata dal blogger Davide Arnesano al termine di una cena in cantina con i blogger, l’anno passato. Alla sua sinistra anche Monica, moglie del nostro vice presidente Paolo Gobbi

Con l’arrivo delle festività, abbiamo pensato di farci raccontare il Natale in Maremma e le tradizioni festive dalla nostra Brunella, che ci allieta in cantina con i piatti più tipici, soprattutto in vendemmia, quando si pranza tutti assieme, o nelle occasioni speciali.

Proprio durante questa chiacchierata Brunella è al lavoro nella cucina dei Vignaioli, sta stendendo la schiacciata per alcune classi in visita guidata, usando una bottiglia (senza etichetta) a mo’ di matterello.

«Mia madre la chiamava la Vigilia delle sette cene», così esordisce Brunella, «perché si preparavano sette pietanze». Era una cena di magro, così anche se i piatti erano abbondanti, gli ingredienti erano semplici. Brunella si ferma un attimo a ricordare, poi subito ricomincia a lavorare e intanto racconta: «Si cominciava con i crostini con il cavolfiore, poi c’era la pasta e ceci, e poi ancora le tagliatelle con noci, zucchero e cannella».

Quest’ultimo è un piatto natalizio che ha origini assai antiche, addirittura etrusco-romane – del resto non c’è da meravigliarsi, visto che gli Etruschi e i Romani hanno avuto un ruolo fondamentale per la Maremma. Risalirebbe all’antica festa pagana dei Saturnali che si celebrava dal 17 al 23 dicembre, e poi con l’arrivo del cristianesimo fu “convertito” a natalizio.

«Poi c’era il baccalà con i ceci, poi…» Brunella si ferma di nuovo. «Poi non ricordo… Sai, oggi in realtà non facciamo più tutte queste pietanze insieme», confessa.

Così questa era la Vigilia, così come la preparava la mamma di Brunella, e oggi lei continua con la sua famiglia.

Il pranzo di Natale seguiva – e segue – tutti i canoni di un pranzo di festa. Dopo la cena di magro della Vigilia arriva l’abbondanza, con gli antipasti a base di crostini e affettati, il brodo di gallina e manzo – quello vero! – con i cappelletti, le lasagne, la pasta al forno. «Non ricordo di ricette che si facciano solo il giorno di Natale. Poi ognuno ovviamente ha tradizioni diverse, in ogni famiglia», spiega Brunella.

Mentre chiacchieriamo si affacciano in cucina anche Leo – che trovate nel nostro punto vendita – e Lamberto – che invece si occupa dell’amministrazione – e con il loro arrivo inizia la carrellata di dolci natalizi, comuni alla più tipica tradizione non solo maremmana ma anche toscana. È tutto un elencare cantucci alla fiorentina, ma anche col Morellino – immancabile! – e poi ancora i cavallucci, fatti con i canditi, le nocciole e le mandorle, i ricciarelli e il panforte, e ancora la crostata di ricotta, la zuppa inglese e i datteri con mascarpone e  noci.

Vien fame solo ad ascoltarli!

«C’erano pure le melatelle, fatti col miele», aggiunge Lamberto, alla fine. Un dolce fatto in occasione della Befana, tipico in particolare di Buriano (qui trovate una ricetta).  E proprio ricollegandosi all’Epifania, Leo per finire ricorda:

«I regali, da noi, li portava la Befana. La letterina a Babbo Natale si metteva tra il primo e il secondo piatto del babbo, che ogni anno faceva sempre la scenetta, si sedeva e poi quando vedeva che gli ballavano i piatti si chiedeva come mai, e alla fine trovava la letterina. Poi il giorno della Befana noi bambini ci alzavamo presto», dice, «e andavamo a vedere i regali sotto l’albero».

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